I grani del benessere

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I GRANI DEL BENESSERE

1) NON HANNO SUBITO MODIFICHE GENICHE

2) HANNO IL  GLUTINE CHE L'UOMO HA SEMPRE DIGERITO  


3) RICCHI DI GERME DI GRANO

4) SONO PIU’ LEGGERI E DIGERIBILI 

5) TUTELANO LA BIODIVERSITA’ E L'ECOSISTEMA

 

6) NON RICHIEDONO L'USO DI CONCIMI CHIMICI E FITOFARMACI

7) SONO PIU’ BUONI E PROFUMATI

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COSA SONO I GRANI ANTICHI

 

Si definiscono "GRANI ANTICHI" tutte le varietà che si coltivavano prima che si iniziasse a modificare geneticamente i grani per fini industriali. 

I grani antichi, che hanno segnato l’inizio della cerealicoltura dal 5/6.000 a.C., non sono altro che varietà del passato rimaste originali e autentiche. Vale a dire che non hanno subito nessun intervento di modifica genetica per aumentarne la resa, infatti hanno una resa decisamente minore rispetto ai grani moderni.

I grani antichi hanno proprietà organolettiche migliori e molto spiccate rispetto ai grani moderni a partire dai profumi caratteristici e dal sapore intenso di grande rusticità.

Se macinati a pietra sono anche meno raffinati rispetto alla farina industriale e mantengono integri i valori nutrizionali del chicco.  I grani antichi sono adatti a tutti i tipi di preparazioni e indicati per prevenire intolleranze o per integrare l’alimentazione dei bambini e dei convalescenti. 

 

I grani moderni

La maggior parte dei grani “moderni”, vengono introdotti intorno alla  metà del secolo scorso, in seguito alla cosiddetta “Rivoluzione Verde” che si fa comunemente risalire al 1944, quando la Rockefeller Foundation fondò un Istituto per incrementare la produttività agricola delle fattorie messicane, affidando l’incarico di questo progetto all’agronomo  Norman Borlaug.

 

L’obiettivo era quello di risolvere i problemi sociali legati alla sottonutrizione in molti Paesi in via di sviluppo dell’Asia, dell’America Meridionale e dell’Africa, attraverso l’introduzione del sistema capitalistico e del modello di sviluppo dei Paesi più industrializzati, basandosi sul paradigma che un aumento di produzione comportasse un aumento del benessere.

Se dal lato puramente oggettivo la Rivoluzione Verde ha aumentato le produzioni cerealicole nei Paesi più colpiti, dall’altro ha contribuito al compimento di atti dai risvolti estremamente negativi sia per le società che per l’ambiente.

 

Ebbe così inizio l’inquinamento dei terreni, prima con nitrati e fosfati, materie prime delle industrie belliche che avevano la necessità di riconvertire la loro produzione nell’immediato periodo post-bellico, e successivamente con l’uso dei diserbanti e pesticidi della Monsanto indispensabili a garantire la sopravvivenza produttiva dei nuovi cereali, frutto di incroci genetici, con conseguente perdita di quella rusticità legata all’ambiente che garantiva maggiore capacità difensiva  oltre che l’adattamento frutto di convivenza nel proprio ecosistema.

 

Dalla Rivoluzione Verde in poi l’agricoltura è diventata “agroindustria”, perché le leggi di mercato hanno preso il sopravvento e la coltivazione dipende dalle economie di scala e dalla minimizzazione dei costi di produzione.

La Rivoluzione Verde viene definita come “il cavallo di Troia con cui l’industria è entrata nel mondo agricolo, modificandone profondamente i caratteri e favorendo l’inversione dei rapporti di forza tra i due settori nella società.

Con la rivoluzione verde gli incroci tra varietà lasciano il campo e si incominciano a fare nei laboratori. L’anno 1974 segna la data ufficiale della realizzazione del primo frumento OGM, realizzato nei laboratori della Casaccia sul lago di Bracciano, dall’ora CNEN ora ENEA, attraverso irraggiamento con Cobalto 60 la varietà senatore Cappelli, sino alla modifica del glutine desiderata dai ricercatori. A questa nuova varietà è stato dato il nome di “CRESO”. Questa varietà e i suoi discendenti Arcangelo e Colosseo sono tra le prime varietà più coltivate al mondo.

La domanda più spontanea che ci si pone è: cosa ha spinto questi ricercatori a violare il patrimonio genetico del grano? Due risposte semplici in una: avere una percentuale proteica maggiore per utilizzare a pieno i nitrati e fosfati aggiunti al terreno ed un glutine più robusto che resistesse bene alle esigenze dell’industria del pane, pasta e pasticceria.

Peccato che i buoni propositi di sfamare il pianeta hanno segnato l’inizio dei malanni dell’ecosistema che condividiamo, oltre che segnare quell’infiammazione intestinale che oggi viene riconosciuta come la base delle malattie dell’epoca moderna.

Ci piace riportare un frammento di un’intervista di  Alessio Fasano, direttore del Centro per la Ricerca sulla Celiachia della Harvard Medical School: “È possibile che la selezioni di questi grani [a elevato tenero proteico], insieme al modo di preparare prodotti che usano questo tipo di frumento, siano entrambi responsabili di questa diffusione [della sensibilità al glutine]. Infatti, il carico tossico di frammenti non digeriti di glutine aumenta se si usano grani selezionati o se il tempo di produzione di questi prodotti, in particolar modo per il pane, viene abbreviato eccessivamente".(lievitazione ed essiccazione veloce).

lA SALUTE CIRCOLARE

 

Le multinazionali pensavano di avere sepolto definitivamente i grani antichi e con essi l’alimento alla base della nutrizione dell’umanità dai suoi primi insediamenti, attraverso le operazioni di marketing operate per mezzo di integrazioni economiche elargite ai contadini, perché coltivassero esclusivamente grani moderni da loro forniti.

Per fortuna  la saggezza contadina ha resistito sempre ai potentati che si sono succeduti nel tempo. Questi illuminati contadini hanno visto oltre, fondando la loro visione nelle radici dei loro antenati intuendo che, se la vita dell’uomo, affidata alla natura, si era evoluta nei millenni, ciò era frutto della sapienza creatrice che cura con amore, l’armonico evolversi della Vita.

Loro, campagnoli, poveri ignoranti, hanno preferito al facile guadagno, custodire nella fatica quel tesoro che aveva sfamato i propri avi, rappresentando un sostegno reale alla loro vita ed all’intero ecosistema.

La scoperta che la maggior parte delle malattie dell’epoca moderna, sono figlie delle farine industriali prodotte e lavorate dall’industria, partendo da quei grani geneticamente modificati, coltivati su terreni inquinati da concimi organici (nitrati e fosfati), diserbanti (glifosato), pesticidi etc…, sta favorendo una nuova consapevolezza:

la salute è circolare e deve interessare l’intero ecosistema, pertanto non si può ricercare il benessere individuale senza scegliere il benessere dell’intero sistema che ci sostiene.

Ecco perché è un dovere tutelarli ma è anche un piacere perché i grani antichi sono gli unici davvero “compatibili”con il nostro DNA ed il nostro organismo ce ne sarà grato.

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